Premiate le idee migliori per l’area Wi-fi

La collaborazione fra diverse realtà del territorio fa bene al territorio: questa è la “linea” della nostra associazione, e ancora una volta ha prodotto un’esperienza bella e positiva. Ma andiamo con ordine.

NABA, Opera In Fiore  e noi, insieme per risolvere un’area “difficile” del parco: quel triangolo verde fra la parete sud del civico 26 di via Segantini e piazza Belfanti. Un’area non piantumabile con alberi alti perché lo spessore del terrenoche si stende sopra i box è troppo sottile. Qui il progetto del Comune ha previsto un punto di ritrovo, tipo chiosco, realizzato con container abitativo e servizio di wifi.

Ed è qui che è nata l’idea: progettare qualcosa di che sia bello da vedere (un container abitativo proprio bello non lo è) e piacevole da frequentare, coerente con il progetto generale del parco (i giardini edibili e l’OasIncittà, ma anchei percorsi dei cinque sensi, vi ricordate?) e  gestibile dai cittadini e dalle loro associazioni. E che sia economico, ovvio…

Insieme a Opera in Fiore, cooperativa sociale che organizza lavoro orticolo per diversamente abili e carcerati, che già collabora con noi per i Giardini cedibili, ci siamo rivolti al  NABA, la Nuova Accademia di Belle Arti dirimpettaia del parco lungo via Segantini. Vered Zaykovsky ha accolto l’invito e raccolto la sfida coinvolgendo tre docenti del corso di Urban Design: Stefano Boccalini, Germana De Michelis e Hagit Pincovici

Questi sollecitano i loro  studenti (ragazzi che vengono da tutto il mondo per studiare il design nelle sue diverse declinazioni)  a formare dei gruppi di progetto che parteciperanno a un contest, e il progetto vincente sarà la base per la realizzazione definitiva.

NGTC Green Project 1

The Green Projector, di Assya Dobreva, Mirela Atanassova. Molto completo e anche molto ben presentato, si inserisce nel verde e nelle altre attività del parco: luogo di ritrovo bello e piacevole, e già pensato per diventare l’info point dei Giardini Edibili e dell’OasInCittà.

I ragazzi hanno raccolto la sfida con determinazione, passione e competenza, e al termine, dopo alcuni incontri di pre-presentazione dei lavori in corso, utili per mettere meglio a fuoco la rotta da seguire, sono venuti fuori una dozzina di progetti. Progetti di ottimo livello e anche presentati molto bene e professionalmente, con rendering e dettagli, preventivi di costo e tutto il resto. Ciascuno a modo suo sorprendente per la quantità e la quantità di idee ma anche per la capacità di restare all’interno delle specifiche di fattibilità  che i loro docenti hanno saputo far rispettare: insomma, creativi sì, ma anche pratici.

Do It Yourself,di Jelena Bottani, Giulia Ducale, Cansu Goksu. Nodo di partenza per i percorsi del Parco, polifunzionale, componibile e trasformabile.

Molto difficile, per noi della giuria (insieme all’organizzatrice del contest Vered Zaykovsky e Alessandra Rossi del settore Parchi e Giardini del Comune di Milano ) è quando abbiamo dovuto scegliere:perché l’altra faccia del “scegliere” (ahinoi) è lo “scartare”, e francamente non ne avremmo voluto scartare nessuno.


Tutto cartone e totale riciclabilità: un progetto spartano e originale.

Panta Rei, di Alberto Uliassi, Théo Bergeon, Elena Frigerio. Tutto cartone e totale riciclabilità: un progetto high tech spartano e originale.

Tre sono i progetti vincitori, il primo The green projector e a pari-merito Do it yourself e Panta Rei 2.0.

Dal verde dominante al fil rouge che ‘cuce’ il Parco sino al cartone in continua evoluzione, tre idee forti e coraggiose.

Ecco i tre certificati rilasciati agli autori dei progetti vincenti.

Ecco i tre diplomi per i vincitori